Riforma pensioni, Orietta Armiliato: “È irrispettoso legiferare misure di anno in anno”

Pensioni anticipate, Opzione donna. Armiliato:"Le donne non sono naufraghi da salvare"

Il Disegno di Legge di Bilancio 2020 sarà discusso in Aula al Senato lunedì 9 dicembre 2019, con al termine il voto di fiducia. Frattanto il provvedimento è all’esame della Commissione Bilancio, in sede referente. Nel “pacchetto pensioni” contenuto nel DDL Bilancio sono previste la proroga per un anno dell’Ape sociale e di Opzione donna. 

I sindacati lamentano la mancanza di una vera e propria riforma delle pensioni e ritengono “insufficienti le risorse che pure sono state messe in campo sui capitoli della piattaforma unitaria”. Ne abbiamo discusso con Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social.

Sig.ra Armiliato cosa manca al sistema previdenziale italiano?

“Le rispondo con una sola parola sottolineando, a monte, che il nostro non è un ordinamento previdenziale ma una giungla di misure dentro la quale é impossibile raccapezzarsi senza incappare in trappole e trabocchetti ma ciò che si evidenzia con chiarezza ed innanzi tutto però, è l’assenza di equità”.

Come giudica la scelta di prorogare l’Ape sociale per un anno?

“Ho sempre sostenuto Ape sia nella forma Sociale sia in quella Volontaria al punto che l’avrei resa strutturale. È noto, specie a chi frequenta la pagina FB del mio Comitato, che non amo affatto questo barbaro modo di procedere ovvero il legiferare misure “di anno in anno” poiché lo trovo profondamente irrispettoso in relazione alle scelte di vita del singolo che, necessariamente, hanno bisogno di basarsi su certezze”.

Quota 100 andava abolita?

“Le leggi non possono essere abolite schioccando le dita o cancellandole come fossero un tratto di matita, perché la costituzione ne garantisce l’esercizio soggettivo e dunque o si sostituiscono o debbono essere abrogate per via referendaria. Dopodiché, quando si tratta di leggi sperimentali e dunque a scadenza, sarebbe quanto meno irrispettoso nei riguardi di quei lavoratori che proprio in base a quella specifica legge hanno programmato il proprio accesso alla quiescenza e dunque un cambio di passo importante della propria vita futura.

Semplicemente ed evidentemente, una misura del genere non doveva essere introdotta nel nostro sistema poiché iniqua e discriminante per tutti i lavoratori, dai precoci alle donne, oltre ad essere pesantemente onerosa per tutta la comunità. Ma, il danno è stato fatto anche se il CODS, che rappresento, ha proposto un piccolo correttivo da inserire già in LdB che avrebbe potuto, utilizzando le coperture esistenti e che sono state dichiarate abbondantemente sovrastimate correggerla, rendendola più equa ed accessibile anche alla platea femminile, con la semplice riduzione di due anni del requisito contributivo necessario per accedervi, riconosciuta in virtù del lavoro di cura domestico ossia di quel welfare informale del quale le donne, con buona pace di tutti, sono da sempre gravate”.

Come giudica la politica per la famiglia e per le donne del M5S?

Il Leader del M5S Luigi di Maio Di Maio ha illustrato via social il cosiddetto “pacchetto famiglia” contenuto nella legge di Bilancio dichiarando: “Aiutiamo le mamme che lavorano e superiamo finalmente il divario di genere. Il Movimento 5 Stelle non ha mai smesso di pensare alle famiglie e alle donne. Molte delle nostre leggi hanno, infatti, l’obiettivo di valorizzare le donne, e il loro ruolo di lavoratrici e di madri”.

“Perdoni ma stiamo parlando di quel Di Maio che in una notte di mezza estate dal balcone di Palazzo Chigi ha decretato la fine della povertà nel nostro Paese? Se Sì….passo …”avvalendomi della facoltà di non rispondere”.

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