Riforma pensioni: l’incontro tra Governo e sindacati per superare la legge Fornero

Riforma pensioni e Legge di bilancio: continua la mobilitazione sindacale

Il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha convocato i sindacati oggi, 27 gennaio 2020, alle 11 per un tavolo tecnico sul tema delle pensioni. “Continueremo il confronto con i sindacati per realizzare una riforma delle pensioni improntata su una maggiore equità e flessibilità”, ha dichiarato Catalfo, in vista dell’incontro di questa mattina. Al tavolo del confronto siederanno anche alcuni rappresentanti del Ministero dell’economia ed il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Il Ministro dell’Economia Roberto Guartieri a RaiNews 24, a proposito del vertice con le OO.SS., ha precisato: “È importante che il lavoro sia basato sul primo dato di verità e cioè sul fatto che Quota 100 finirà nel 2021 e poi si andrà in pensione a 67 anni”.

A poche ore dal vertice, la strada per una soluzione condivisa sembra in salita: stando alle dichiarazioni del sottosegretario al Ministero del Lavoro Francesca Puglisi, il Governo starebbe valutando l’ipotesi di un’uscita flessibile con 64 anni d’età e 35 di contributi versati, mentre Cgil, Cisl e Uil propongono il pensionamento intorno ai 62 anni. Il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, ha dichiarato:”Qualunque ipotesi di uscita anticipata, che per noi deve essere possibile dai 62 anni, deve vedere un requisito contributivo che non superi i 20 anni e deve valorizzare previdenzialmente i periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura”. Per l’esponente sindacale “solo in questo modo si può parlare alla reale platea del mondo del lavoro, quella di oggi e ancor più quella di domani, oltre a garantire l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”. Gualtieri si è sbilanciato nel commentare la proposta di riforma delle pensioni di Cgil, Cisl e Uil, dichiarando ad Agorà che “non è concreta”.

La replica di Barbagallo

“Il Ministro dell’Economia dice che la proposta dei Sindacati non sarebbe concreta: ci confronteremo e proveremo a fargli cambiare opinione”, ha replicato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

“Fino a oggi, si è fatto cassa su pensionati e pensionandi e la legge Fornero ha inserito rigidità enormi nel sistema equiparando tra loro tutti i lavori. Noi riteniamo che bisogna introdurre criteri di flessibilità, senza penalizzazioni ulteriori: separando la previdenza dall’assistenza e individuando i lavori gravosi e usuranti, il sistema previdenziale continuerà ad essere in perfetto equilibrio”, ha puntualizzato il leader sindacale.

Flessibilità in uscita ma con il ricalcolo dell’assegno

La professoressa Elsa Fornero ha analizzato l’ipotesi di flessibilità illustrata dal presidente dell’Inps, che prevede l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, a patto di avere l’assegno pensionistico calcolato interamente con il metodo contributivo. Non credo sia una misura opportuna e politicamente fattibile. Ed il rischio è che una proposta del genere possa indurre le persone in condizioni più difficili ad uscire dal lavoro, creando dei nuovi poveri. Perché quello che oggi può essere considerata una pensione appena adeguata, domani si rivelerà una pensione bassa”, ha dichiarato l’economista all’Adnkronos,

“Offrire questa possibilità di pensionamento anticipato a tutti i lavoratori significherebbe sicuramente abbassare di molto il livello delle pensioni perché vorrebbe dire ricalcolare tutte le pensioni dall’inizio della propria carriera lavorativa, con riduzioni dunque molto forti negli assegni a venire”, ha precisato la professoressa Fornero. Non sussisterebbe, però, il rischio di vedere messa in atto tale proposta: l’economista si è detta certa, infatti, che “nessuno di quelli che oggi sono al governo o lo supportano abbia in mente una idea interamente basata sul contributivo”.

Riforma  delle pensioni: l’analisi della Cida

Anche Cida incontrerà il Ministro Catalfo quest’oggi per un confronto sul tema delle pensioni. “E’ preoccupante il proliferare di nuove proposte per modificare il sistema pensionistico, sarebbe opportuno mantenere un atteggiamento sobrio e basarsi su dati certi, per evitare il diffondersi di incertezze ed ansia fra i lavoratori”, ha dichiarato Mario Mantovani, presidente di Cida,in una nota.

“Troppo spesso le pensioni sono state utilizzate come strumento di consenso, di ristrutturazione settoriale, di sussidio al reddito familiare. Tentazioni demagogiche, inoltre, hanno distorto la realtà dei fatti: in particolare vengono criminalizzate le pensioni più alte tacendo il fatto che sono spesso originate da versamenti contributivi molto alti e già scontano meccanismi di solidarietà attraverso metodi di calcolo penalizzanti. Inoltre, non sempre, tra chi percepisce pensioni basse, vi sono lavoratori indigenti, bensì tanti che hanno potuto versare contribuzioni limitate.”, ha aggiunto Mantovani. “Due sono i fattori critici: il primo è fare chiarezza sui numeri, giungendo a una netta separazione contabile della previdenza dall’assistenza anche con l’introduzione di un’Anagrafe nazionale dell’assistenza; il secondo è un adeguato intervento sul contrasto all’evasione che non è solo fiscale ma anche contributiva”, ha sottolineato il Presidente Cida.

“Il tema della previdenza, infine, non può escludere i giovani, anzi deve interessarsi fortemente a chi entra nel mondo del lavoro per prepararlo/educarlo al suo iter previdenziale. In questo senso,oltre agli interventi relativi alla previdenza complementare, sarebbe opportuno insistere sulla necessità di costruire e tutelare il proprio ‘portafoglio’ contributivo”, ha concluso Mantovani.

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