Riforma pensioni, Quota 100: le dichiarazioni del Ministro Gualtieri

Riforma delle pensioni: i sindacati e gli economisti chiedono chiarezza sulle risorse. Le dichiarazioni del Ministro Roberto Gualtieri e Giuseppe Pennisi.
Riforma pensioni e legge di Bilancio 2020: le strade per la flessibilità in uscita

Il Ministro dell’economia Roberto Gualtieri è tornato a parlare delle pensioni Quota 100 in un’intervista a Sky Tg 24. “Obiettivamente l’entità delle risorse che sono state impiegate rispetto al beneficio è stato concentrata su una platea limitatissima di persone, in un Paese che se può permettere, per carità, ma con un alto debito pubblico e con un sistema pensionistico che ha tanti altri problemi, come quello delle donne, dei giovani, dei lavori discontinui, dei lavori usuranti. Ci sono tanti profili e Quota 100 ha messo un sacco di soldi in una questione singola, in un Paese che non ha tantissime risorse“, ha dichiarato Gualtieri.

Il Governo ha deciso di non revocare Quota 100 perchè è una misura in corso ed in via di scadenza. Salvini fa credere  ogni tanto che Quota 100 durerà anche dopo, ma lui l’ha messa con la data di scadenza, creando un grande scalone”, ha osservato il Ministro dell’Economia. “Se fossi stato io al Governo non avrei fatto una misura che mette tutti questi soldi su una platea ristretta di persone”, ha poi precisato. “Io sono favorevole al sistema di massima flessibilità con il contributivo puro. Adesso siamo in una fase di transizione e questo rende la questione così complicata e così esplosiva”, ha concluso Gualtieri.

Riforma delle pensioni: prima chiarezza sulle risorse 

I sindacati impegnati nel confronto con il Governo sulla riforma delle pensioni, chiedono che, quanto prima, vengano quantificate le risorse che l’Esecutivo vorrà impiegare nel capitolo della previdenza. Dello stesso avviso è Giuseppe Pennisi, già dirigente generale ai ministeri del Bilancio e del Lavoro e docente di economia al Bologna Center della Johns Hopkins University e della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

Secondo Pennisi, bisogna innanzitutto fare chiarezza tra la spesa previdenziale sorretta da contributi effettivamente versati e la spesa pensionistica a carattere per lo più assistenziale. “Sarà così chiaro che il livello della spesa assistenziale è diventato elevatissimo a ragione di politiche economiche che hanno frenato la crescita ed aumentato disoccupazione e disagio”, ha osservato l’economista su Formiche.net.

Il bilancio previdenziale in senso stretto dell’Inps è in attivo

Secondo il settimo Rapporto di Itinerari Previdenziali il bilancio previdenziale in senso stretto dell’Inps è in attivo con+ 35, 247 miliardi nel 2018, mentre il bilancio assistenziale Inps raggiunge  ben 116,466 miliardi di euro, ossia il 4,56% del Pil. “Ciò rispecchia un’Italia in cui in cui solo il 49% della popolazione presenta la denuncia dei redditi e paga le tasse e ben 8.286.787 di cittadini ricevono una pensione assistenziale. Ed è un quadro inquietante che dovrebbe fare riflettere: perché gravare, con oppressione fiscale, i soliti tartassati e non cercare, invece, di ridurre l’elusione e l’evasione con meccanismi di contrasto di interessi come avviene in altri Paesi?”, ha dichiarato Pennisi.

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