Riforma pensioni, Quota 100 e pensioni di cittadinanza. Le ultime dichiarazioni di Tridico

Riforma pensioni: Quota 100 e pensioni di cittadinanza. Le ultime dichiarazioni di Tridico

I sindacati dei pensionati sono pronti a scendere in piazza. Uilp-Uil, Fnp-Cisl, Spi-Cgil, hanno indetto una manifestazione unitaria che si terrà il 1° giugno in Piazza San Giovanni a Roma. Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, ha ribadito alcune delle richieste avanzate al Governo in materia di pensioni:”Noi chiediamo l’adeguamento delle pensioni, una legge sulla non autosufficienza e provvedimenti per l’invecchiamento attivo”.

“Allo stato attuale non c’è nulla di tutto ciò”, ha sottolineato il leader della Uil, “anzi, sta accadendo il contrario e si continua a fare cassa sulle pensioni e sui pensionati. Il premier ci ha assimilato all’avaro di Molière, perché staremmo protestando per pochi centesimi: in realtà, si tratta di 3 miliardi e 600 milioni in tre anni. I pensionati pagano il doppio delle tasse della media europea.

Pensionati quale risorsa per il paese

“Mentre in Germania si parla di incrementi dell’assegno pensionistico del 3,5%, “ha proseguito Barbagallo, “in Italia non solo non ci sono adeguamenti, ma, addirittura, si chiedono contributi di solidarietà: siamo al Robin Hood geneticamente modificato, che toglie ai poveri per dare ai poveri. Peraltro, se non si restituisce potere d’acquisto ai lavoratori e ai pensionati, l’economia del Paese non tornerà a crescere e se il Pil non aumenta almeno del 2% non ci sarà sviluppo né occupazione stabile.

Noi vorremmo che i pensionati diventassero una risorsa per il Paese”, ha sottolineato l’esponente sindacale. “È per questo che stiamo mettendo in campo le nostre iniziative fino ad arrivare alla grande manifestazione del 1° giugno a Piazza San Giovanni con tutti i pensionati e con la partecipazione di delegazioni delle categorie attive. Noi siamo la sinistra sociale di questo Paese: non dobbiamo fare opposizione politica, ma mobilitarci perché il Governo accolga le nostre rivendicazioni definite nella piattaforma unitaria. Continueremo la nostra battaglia  fino a che il Governo non deciderà di convocarci per ascoltare le nostre ragioni”, ha chiarito il leader della Uil.

Reddito e pensioni di cittadinanza: le dichiarazioni di Tridico

Ieri, martedì 14 maggio, la Commissione Lavoro alla Camera ha svolto il seguito dell’audizione del professor Pasquale Tridico, nell’ambito dell’esame della proposta di nomina a presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale. Nel corso dell’audizione Tridico ha dichiarato che saranno accolte 750mila domande tra Reddito e pensione di cittadinanza, a fronte di più di un milione di domande pervenute. Le istanze non accolte risultano essere pari al 25-27% . Entrando nel dettaglio, le domande di pensione di cittadinanza sono 186 mila, pari al 14% delle domande complessive e risultano  inferiori alle 250 mila previste.

Prima Quota 100?

Nel corso dell’audizione, Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia ha sollevato la questione della presunta corsia preferenziale che verrebbe riservata dall’Inps alle pratiche relative a Quota 100, rispetto a quelle relative ad altre prestazioni. “Ci sono ad esempio delle comunicazioni, dell’Inps nelle quali è scritto, vado a citare: in via straordinaria, anche in mancanza del datore di lavoro“, ha precisato Rizzetto.

Tridico ha sottolineato che, secondo l’ultimo rapporto presentato, l’Ente previdenziale “nel 2019 ha aumentato del 14% le prestazioni pensionistiche lavorate rispetto al primo trimestre 2018, al netto di Quota 100“. La prima trance di Quota 100 è partita il 1° aprile. “Certamente c’è stato uno sforzo notevole sia su Quota 100 che sul Reddito di cittadinanza”, oltre che “una dimostrazione di efficienza importante”, ha precisato Tridico, per il quale qualche eventuale disservizio è da imputarsi ad altri fattori: “Durante un periodo di crisi economica le domande di prestazioni sociali aumentano e questo avviene nello stesso periodo in cui l’Istituto ha visto diminuire il suo organico”.

Pensioni anticipate, Opzione donna: il punto di Orietta Armiliato

Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social , in tema di riforma delle pensioni, ritiene che non andrebbero introdotte misure “a tempo, specie per le donne: basta con questo stillicidio del “di anno in anno”, del “tu si e tu no”o”per te forse la prossima volta”. In riferimento ad Opzione donna, Armiliato ha osservato:” Se le analisi tecnico-economiche hanno certificato la bontà di alcune misure, tipo Opzione Donna, la si renda accessibile per i prossimi cinque anni (dopo non avrebbe granché senso), tanto più che ha carattere opzionale, così che si possa pianificare il proprio futuro con la dovuta serenità”.

Trattamenti pensionistici e previdenziali: effetti dei limiti retributivi

Con la circolare n.64  del 9 maggio 2019 l’Inps ha fornito chiarimenti sugli effetti dell’applicazione dei limiti retributivi sui trattamenti pensionistici e previdenziali. La legge ha fissato, per i titolari di pensioni erogate da gestioni previdenziali pubbliche, un limite retributivo di 240.000 euro l’anno, con decorrenza dal 1° maggio 2014, come livello remunerativo massimo onnicomprensivo per chiunque riceva emolumenti o retribuzioni a carico delle finanze pubbliche.

La circolare, in particolare, si rivolge ai casi in cui gli iscritti non percepiscano alcun emolumento a seguito del superamento di questo limite. In questi casi il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha precisato che, “a decorrere dalla entrata in vigore delle leggi che hanno introdotto il limite retributivo, il periodo in cui non viene corrisposta una retribuzione assoggettata alla relativa contribuzione non può essere valutato ai fini del calcolo e della liquidazione delle correlate prestazione previdenziali”. I periodi di attività lavorativa svolti in assenza di retribuzione, pertanto, non concorrono a determinare alcuna anzianità contributiva ai fini pensionistici e previdenziali, vista la non valutabilità di periodi non coperti da contribuzione.

L’Ente previdenziale ha precisato, inoltre, che per le sole cessazioni entro il 30 aprile 2014, nel caso in cui la retribuzione di riferimento sia stata ridotta ma non azzerata a decorrere dal 1° gennaio 2014, la stessa costituirà la base di calcolo della pensione e del trattamento di fine servizio.

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