Riforma pensioni: continua il dibattito su Quota 100. Molte le criticità rilevate

Riforma pensioni 2019: Quota 100 nel mirino dei sindacati

Dopo l’approvazione da parte del Senato del decreto legge che ha introdotto il Reddito di cittadinanza e Quota 100, continua il dibattito sulla riforma delle pensioni giallo-verde,  Sono in molti ad evidenziare che il nuovo strumento per le pensioni anticipate non è l’annunciato superamento della Legge Fornero. “In definitiva, ciò che veniva spacciato per la abolizione della Fornero non è che un altro passo, simile ma più iniquo rispetto ai precedenti, per anticipare il pensionamento. Somiglia più ad una lotteria, nella quale saranno in moltissimi quelli che matureranno i requisiti un giorno dopo la chiusura di quota cento e dovranno sorbirsi cinque anni in più del collega”, ha osservato Mauro D’Achille, amministratore del gruppo “Lavoro e Pensioni: Problemi e soluzioni”.

“Sempre sperando che la situazione economica generale del Paese consenta di proseguire questi provvedimenti, situazione che oramai tutti i centri studio definiscono drammatica e che ci porterà quasi sicuramente all’aumento dell’iva su tutte le aliquote almeno del 3% ulteriore“, ha aggiunto. Il futuro del sistema previdenziale e, più in generale, dell’economia italiana destano preoccupazione. A proposito delle pensioni delle giovani generazioni, D’Achille ha affermato: “Credo sia d’obbligo preoccuparsi oggi affinché le loro pensioni possano essere più dignitose! Se soltanto questo Governo si decidesse ad aprire seriamente il tavolo delle trattative con i Sindacati e, perché no?, anche con le opposizioni!”.

Furlan: i giovani rischiano di diventare anziani poveri

“Non serve dire che è un anno bellissimo, serve renderlo bellissimo, facendo cioè ripartire il lavoro. Il governo è ancora in tempo a fare tutto questo, ma deve cambiare la sua strategia economica. I risultati sono evidenti e sono negativi. Abbiamo detto al Governo che deve cambiare completamente la sua linea economica a partire dallo sblocco delle infrastrutture, delle grandi come delle medie opere, bloccate in attesa di questo fantomatico documento ‘costi-benefici”, ha affermato Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, a margine di un’iniziativa sindacale.

A proposito della riforma delle pensioni del Governo Lega-M5S ha dichiarato:”Quota 100? Risponde a un bisogno di flessibilità in uscita per tanti lavoratori e tante lavoratrici. È un canale in più per accelerare l’uscita per chi comunque a 62 anni vuole esercitare il suo diritto di andare in pensione, ma non affronta alcuni temi che noi abbiamo messo sul tavolo dell’incontro sia col sottosegretario Durigon e soprattutto col presidente Conte più di una volta”.

Il problema di fondo per Furlan è che molte donne a 62 anni non raggiungono il requisito dei 38 anni di contributi versati. “Tanta altra parte del mondo del lavoro non ha la possibilità di accedere a questo canale. Ci vuole un confronto vero a tutto campo, che riguardi tutti i lavoratori, tutte le lavoratrici e soprattutto i giovani”.  In riferimento alle pensioni dei giovani il leader sindacale ha sottolineato:”O noi creiamo le condizioni di una pensione di garanzia, visto il precariato, oppure saranno sicuramente destinati a essere anziani poveri e povere. Questo noi non lo accettiamo”.

Armiliato: Quota 100, buona notizia per una mini-platea

“Q100 é praticamente inaccessibile per noi, per Opzione Donna è stato alzato il requisito lasciando al palo a chi era stato sottoscritto di poter accedere (leggi anno 1961). I proclami dicevano riforma Monti-Fornero CANCELLATA e ora porteranno avanti Q41..quando le donne fanno fatica ad arrivare ai 30 anni di contributi. Quindi? Buona notizia per una mini-platea“, ha affermato Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social in un post.

“Personalmente mi sono espressa più e più volte sull’assurdità delle leggi ‘a tempo’ e sull’altalenante richiesta rispetto ai requisiti di accesso: un mondo pensionistico basato sulla precarietà è quanto di peggio si possa immaginare, in una parola è inaccettabile.

Proprio in quel momento della vita nel quale le fragilità, anche emotive, si amplificano, le persone hanno ancor più bisogno di certezze per poter programmare la propria terza età, quell’età dove i rischi sono maggiori e le proprie risorse in termini di salute ed energia vengono meno, passo dopo passo.
Per le donne poi, nulla di soddisfacente leggo oggi nei capitoli di questo Decreto e nulla leggo rispetto a quanto il Governo sta programmando di mettere in campo per il futuro”, ha sottolineato Armiliato.

Le “ingiustizie” di Quota 100

“Ieri mia madre voleva parlare di Quota 100. Ho provato a raccontargliela così”, inizia così un post del senatore del Pd Tommaso Nannicini, nel quale vengono evidenziate alcune storture del meccanismo di Quota 100. Nannicini ha osservato: “Il governo dice che ha cancellato la Riforma Fornero. Ma è falso. Le regole di quella riforma non cambiano. L’unica novità è che si aggiunge, solo per 3 anni, una strada in più per andare in pensione: chi ha almeno 62 anni di età potrà andarci con più di 38 anni di contributi. Sì, hai capito bene, questo vale solo per 3 anni e poi chi si è visto si è visto.

Ma è giusto? Beh, pensa a questo caso. Mario e Alessandro hanno lavorato per gli stessi anni: entrambi raggiungeranno 38 anni di contributi nel 2021. Mario compirà 62 anni nel dicembre 2021, Alessandro nel gennaio 2022. Sono praticamente identici. Con Quota 100, avranno lo stesso trattamento? No, perché il primo andrà in pensione a 62 anni, il secondo a 67. Tra Mario e Alessandro il governo ha frapposto uno “scalone” di 5 anni.

Di fatto Quota 100 è una “lotteria” di 3 anni, che avvantaggia solo alcuni, sperando nella loro riconoscenza alle prossime elezioni. Dopo questi 3 anni, esistono solo due possibilità. Lasciare lo scalone con tutte le ingiustizie che crea. Oppure rifinanziare Quota 100 con un’altra valanga di soldi. Soldi che però non ci sono. E a quel punto chi pagherà le pensioni dei giovani? Nonostante duri per poco, infatti, Quota 100 ci costa un sacco di soldi: 55 miliardi nei prossimi 10 anni. Soldi nostri, di noi italiani. Pagheremo più tasse e faremo file più lunghe in ospedale per permettere a Mario e a quelli come lui di andare in pensione 5 anni prima. Lavoratori maschi con redditi più alti della media: saranno soprattutto loro a trarne vantaggio. E il conto lo pagheranno i giovani e 5 milioni di pensionati a cui il governo ha bloccato la pensione.

Ti sembra giusto? Eppure, con molti meno soldi, potevamo prenderci cura di persone in difficoltà. Per sempre, non solo per 3 anni. Vuoi sapere chi? Luca, per esempio: un lavoratore edile che a 62 anni deve ancora salire su un’impalcatura, perché non ha 38 anni di contributi, impossibili da raggiungere nell’edilizia. Agostino, un infermiere di 62 anni che fa i turni di notte da 32. Cecilia, anche lei 62 anni, una lavoratrice autonoma che guida un furgone e non ce la fa più. Maria, che ha finito il sussidio di disoccupazione e non trova lavoro. Alberto, che oltre a lavorare si prende cura della madre non autosufficiente in famiglia. Tutti loro con Quota 100 non avranno niente. Potevamo spendere meno soldi, liberando risorse per la crescita dell’economia, e aiutare queste persone. Facendo solo per loro – disoccupati, lavoratori in occupazioni pesanti, persone con disabilità e loro familiari – una “Quota 92”: mandandoli in pensione a 62 anni con 30 anni di contributi. Coniugando giustizia sociale oggi e sostenibilità delle pensioni dei giovani domani”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MyMagazine.news

Informazioni sull'autore

Scroll to Top