Riforma pensioni: Quota 100 e turnover, le ultime novità

Riforma pensioni 2019: Quota 100 nel mirino dei sindacati

La riforma delle pensioni del Governo Lega e M5S ha come pilastro Quota 100, il nuovo strumento che consente di andare in pensione con 62 anni d’età ed almeno 38 di contributi versati. Alle ore 16.30 del 6 marzo 2019 sono state presentate 82.766 istanze per l’accesso a Quota 100. Analizzando i dati diffusi dall’Inps si nota che il numero maggiore di domande per il pensionamento anticipato con Quota 100 proviene dai dipendenti pubblici con 30.997 richieste, a fronte delle 28.588 presentate dai lavoratori dipendenti. 

Il gran numero di domande presentate dai dipendenti pubblici e le difficoltà che potrebbero sorgere a seguito dei pensionamenti anticipati non destano preoccupazione nel Ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, la quale, intervistata da “Il Messaggero ha dichiarato: “Per ogni cessazione ci sarà un’assunzione“.  Per il Ministro è stato ampiamente centrato l’obiettivo dello sblocco del turnover.

Quota 100 e turnover

Questo provvedimento, in generale ma in particolare per quel che riguarda la pubblica amministrazione, è stato pensato con una duplice finalità: permettere alle persone che lo desiderano di andare in pensione, ma anche stimolare un ricambio generazionale. Quindi non mi preoccupano le uscite, anzi. Semmai c’era la preoccupazione opposta, il timore che questa opportunità potesse interessare fino ad un certo punto. Invece l’obiettivo è stato centrato, anche grazie alla norma che abbiamo inserito per permettere ai dipendenti in uscita di incassare subito l’anticipo di 45 mila euro sul Tfr o Tfs”, ha dichiarato il Ministro.

Le richieste per il pensionamento con Quota 100 “per ora direi che sono in linea con le attese, anche tenendo conto della scuola che ha un canale proprio, già chiuso al 28 febbraio e di cui avremo presto un aggiornamento dei dati”, ha precisato Bongiorno. Il rischio che possano venire compromessi servizi essenziali offerti dalla Pubblica Amministrazione, secondo il Ministro, sarà scongiurato dal preavviso di sei mesi richiesto ai dipendenti pubblici per le pensioni in regime di Quota 100. “Serve proprio a garantire la continuità del servizio pubblico, permette di programmare una staffetta, un passaggio di funzioni tra chi entra e chi esce”, ha chiarito.

Neanche il blocco delle assunzioni fino a novembre 2019 per il Ministro Bongiorno fermerà il turnover. “Intanto ci sono le assunzioni autorizzate e da autorizzare relative agli anni precedenti, inoltre se lavoriamo bene, alla scadenza tutto sarà pronto per assumere. Comunque nel settore della giustizia su questo punto è stata prevista una deroga, con la possibilità di 1.300 nuovi ingressi già da a luglio. E non dobbiamo dimenticare il piano di assunzioni straordinario già previsto nella stessa legge di Bilancio”, ha sottolineato

La replica della Uil

Le dichiarazioni del Ministro Bongiorno su Quota 100 ed il turnover nella Pubblica Amministrazione non sono passate inosservate. Il segretario confederale dellla Uil, Antonio Foccillo, ha esternato alcune considerazioni in una nota ufficiale: “Leggiamo sulle pagine dei quotidiani di oggi le dichiarazioni con cui la Ministra Bongiorno sembra smorzare le preoccupazioni che su vari fronti, non solo il nostro sindacale, rimbalzano nel confronto dell’opinione pubblica sull’impatto che Quota 100 e l’atteso ricambio generazionale avranno sul pubblico impiego. Ebbene, vorremmo che la Ministra condividesse con noi, parti sociali, le proprie idee sulle future assunzioni, per trovare insieme le migliori risposte alle esigenze dei lavoratori in uscita, alle aspettative di chi cerca di entrare nella nostra P.A. e al diritto di tutti i cittadini di vedersi garantiti servizi efficienti ed equi”.

Abbiamo chiesto, ormai da mesi, un incontro alla Ministra, che seppur – leggiamo – pronta ad ascoltarci non ci ha ancora convocati a Palazzo Vidoni. I temi al tavolo sono tanti e urgenti: dal blocco delle assunzioni al 15 novembre alla stabilizzazione dei tanti precari; dallo sblocco dell’impasse contrattuale per dirigenti e medici che si protrae da oltre dieci anni all’istituzione delle commissioni per le progressioni di carriera previste dai CCNL sottoscritti per i comparti; dall’avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti del triennio 2019-2021 all’analisi dell’ennesima proposta di riforma della P.A. nei cui riguardi, fino ad oggi, non siamo stati ancora coinvolti. Per tutti questi motivi riconfermiamo alla Ministra la nostra disponibilità a confrontarci nel merito dei problemi, illustrando le nostre proposte”, conclude il comunicato.

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