Riforma pensioni, flessibilità in uscita: le ultime novità su Quota 100

Riforma pensioni 2019: le ultime novità su Quota 100 e flessibilità in uscita

Il decreto legge 28 gennaio 2019 n, 4 recante misure in materia di Reddito di cittadinanza e pensioni, dopo essere stato approvato dal Senato, continua il suo cammino di conversione in legge con l’esame della Camera che inizierà lunedì. Il testo del cosiddetto “decretone” è stato approvato dall’Aula con ben poche modifiche rispetto all’impianto originario. La possibilità di ottenere qualche correttivo alle misure contenute verrà affidata alla presentazione di nuovi emendamenti.

“Si prevede il solito ‘attacco alla diligenza’ come comunemente viene chiamata la produzione degli emendamenti che sarà certamente anche questa volta copiosa poiché dal passaggio al Senato il testo esce con parecchi nodi ancora da sciogliere”, ha osservato Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social. “Dunque, il decretone è stato approvato al Senato tra i fischi delle opposizioni e gli applausi della maggioranza. Premettendo che alla Camera ci saranno altre modifiche, chiaramente soltanto quelle proposte dalla maggioranza, un giudizio nel merito non può che essere negativo“, ha dichiarato Mauro D’Achille, amministratore del gruppo “Lavoro e pensioni: Problemi e soluzioni”.

Reddito di cittadinanza e Quota 100, ma a quale prezzo?

Il giudizio di D’Achille sulla riforma delle pensioni giallo-verde si fonda sull’analisi economica degli interventi governativi in materia di Reddito di cittadinanza e pensioni curata dal senatore del Pd, Tommaso Nannicini, contenuta nella Relazione di minoranza della Commissione lavoro al Senato, prodotta nell’ambito della conversione in legge del decretone.

“È impossibile dare un giudizio sul decreto-legge in esame senza partire dalla Legge di bilancio 2019, visto che questo provvedimento rappresenta il cuore della politica economica del Governo per i prossimi anni. Reddito di cittadinanza e interventi sulle pensioni non arrivano infatti da Marte, ma dalle scelte irresponsabili compiute in quella sede. Essi vanno letti all’interno di una visione di politica economica che sta già dispiegando i suoi effetti recessivi in virtù del taglio degli investimenti, dell’aumento del costo del denaro e del deterioramento delle aspettative. La maggioranza ha scelto deliberatamente di far pagare al Paese un prezzo elevatissimo, materiale e di reputazione, per finanziare a qualunque costo il Reddito di cittadinanza e la cosiddetta «Quota 100» per le pensioni”, ha dichiarato Nannicini.

Si tratta di 38 miliardi di euro in tre anni: risorse ingenti con effetti nulli – se non negativi, come nel caso dei prepensionamenti – sulla crescita potenziale dell’economia italiana. Ed effetti redistributivi fortemente iniqui, ancora una volta soprattutto per le misure sulle pensioni”, ha sottolineato il senatore.

Il nodo risorse

Nannicini, ha puntualizzato:”Il primo problema da evidenziare è che queste risorse sono “finte” in due, diverse, accezioni:  sono solo nominalmente finanziate da aumenti della pressione fiscale a partire dal 2020 (cioè da nuove clausole di salvaguardia su Iva e accise), che il Governo ha già detto più volte di non voler far scattare sul serio; finanziano interventi che, nel caso delle pensioni, sono temporanei nella loro durata e quindi destinati a creare, in prossimità della loro scadenza, forti pressioni per il loro prolungamento con ulteriori aumenti di spesa.

Provvedimenti di carattere non strutturale

La scadenza dei provvedimenti sulle pensioni come Quota 100 è un  elemento di criticità anche per Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico. ” La domanda di fondo è, dunque, come reggeranno al confronto con la realtà due provvedimenti che appaiono concepiti in modo confuso e farraginoso e con un difetto che non può essere in alcun modo taciuto. Un orizzonte e uno stanziamento di risorse che non hanno alcun carattere strutturale. Punto questo di estrema gravità”, ha osservato l’ex Ministro del Lavoro in un editoriale su LavoroWelfare.

“Perché sia chiaro: sul fronte delle pensioni, la legge Fornero non è stata né abolita né riformata. È ancora lì, a parte che per un’eccezione che riguarda solo i nati fino al 1959, i quali saranno interessati a Quota 100 che, come sappiamo, scade a fine 2021 (i nati nel 1960 raggiungeranno i 62 anni di età, utili per andare in pensione, solo nel 2022)”, ha puntualizzato l’esponente dem.

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