Pensioni anticipate, Quota 100: la replica di Durigon. Opzione donna: il caso ex iPost

Pensioni 2019: Quota 100 e rivalutazione, le ultime novità

Secondo uno studio della Fondazione di Vittorio per la Cgil, Quota 100 nel 2019 coinvolgerà 128 mila persone, 162 mila in meno rispetto alla platea di 290 mila persone prevista dalle stime del governo. Nell’analisi sono state prese in considerazione le misure pensionistiche inserite nel decreto n.4/2019, convertito con la legge n.26/19: Quota 100, il blocco della speranza di vita per le pensioni anticipate e la proroga di Opzione donna.

Il coinvolgimento molto più basso rispetto alla platea prevista dal governo determinerà “un avanzo importante di risorse”, ha osservato Ezio Cigna, responsabile della previdenza pubblica della Cgil. Secondo Paolo Ronchini, amministratore del gruppo Lavoro e Pensioni: Problemi e soluzioni, in ogni caso, è improprio definire “tesoretto” le risorse non utilizzate “essendo provvedimenti fatti a deficit”. “Personalmente li ritengo soldi risparmiati che aiuteranno ad avere un debito pubblico più basso”, ha precisato.

“Questi calcoli previsionali esagerati li abbiamo già sperimentati nel corso di ben otto salvaguardie e, ogni volta, il risultato fu un incameramento delle risorse residue nella contabilità generale. In altre parole: un volano che andava a beneficio della successiva finanziaria per poi venire polverizzato e disperso “, ha commentato Luigi Metassi, amministratore del Comitato “Esodati Licenziati e Cessati”.

La replica di Claudio Durigon

Il sottosegretario al ministero Claudio Durigon ha voluto esternare alcune considerazioni in merito alla riforma delle pensioni giallo-verde, alla luce dei dati relativi a Quota 100 presentati in questi giorni da economisti e fonti sindacali. “Studi privati di economisti hanno dato numeri del disastro (per loro) economico di Quota 100, altri studi di sindacati hanno dato numeri inferiori alle aspettative (sempre secondo loro) del Governo di Quota 100. Mettiamo un po’ di ordine: i numeri lì danno l’INPS e la Ragioneria dello Stato sia di previsione che di monitoraggio reale”, ha dichiarato via social.

“Ricordando sempre a tutti, anche a me stesso quando pensavo a questa norma, che dietro ogni numero c’è una donna ed un uomo, ci sono speranze e dolori, necessità e sogni… ora posso dirvi con certezza matematica che i numeri reali ad oggi sono questi: Quota 100, 125.000 domande presentate; Opzione donna 12.500 domande presentate; Ape social 7.500 domande presentate. La somma è pari a 144.000 domande presentate al 24 di aprile (a tre mesi circa dell’entrata in vigore della legge che durerà altri tre anni). In aggiunta ci sono le 55.000 mila domande delle anticipate (aspettativa di vita)”, ha precisato Durigon.

“La cosa più bella di questa nostra legge Quota 100?”, ha proseguito l’esponente della Lega, “è quella di ridare la possibilità di scegliere al lavoratore, di decidere secondo le proprie esigenze e speranze! Sapete quante persone sono andate in pensione con Ape social riforma del PD targato Poletti? 23.137 in 18 mesi.

“La nostra prossima sfida sarà quella di concentrarci sempre di più a dare risposte concrete ai tanti ancora che le devono avere come ad esempio: quota 41, i precoci e le donne che hanno avuto figli e licenziati prima della entrata in vigore della Fornero. I numeri li lasciamo agli osservatori “attenti” ( ma dov’erano negli anni scorsi ?!?), noi pensiamo ogni giorno ai lavoratori e alle loro speranze ed aspettative. Ed è bello vedere la felicità di chi finalmente può andare in pensione”, ha concluso Durigon.

Quota 100 e turnover: l’analisi di Enrico Morando

L’ex vice Ministro dell’Economia, Enrico Morando ha toccato in un post il tema delle pensioni anticipate con Quota 100 ed il presunto sblocco del turnover che ne dovrebbe derivare. “Avevano detto che Quota 100 avrebbe automaticamente prodotto una drastica riduzione della disoccupazione. Qualcuno aveva esagerato, prevedendo un tasso di sostituzione uno a tre: ne va in pensione uno, ne entrano tre al lavoro…

Che fine stanno facendo queste previsioni gialloverdi? Lo scrive il Governo gialloverde a pagina 37 del DEF, sezione prima: “Il tasso di sostituzione, nel 2019, è stimato dal modello ITEM e risulta pari a circa il 35%”. Sì, avete capito bene: secondo lo stesso Governo, ne escono tre e ne entra uno. Gli stessi numeri dei giorni degli annunci balconari. Ma invertiti. Negli anni successivi, però, le cose dovrebbero andare meglio (sempre secondo il Governo): in una noticina a pié della stessa pagina del Def si può leggere: “gli effetti del provvedimento Reddito di cittadinanza e riforma dei Centri per l’impiego…dovrebbe (sic) generare un aumento dell’offerta di lavoro, concorrendo in tal modo a riempire le posizioni lavorative lasciate vacanti”. L’avranno scritto in una nota e non nel testo del DEF, perché non ci credono neppure loro o perché non hanno trovato nessun tecnico disposto ad immolarsi?”, ha concluso Morando

Pensioni anticipate in regime di Opzione donna: il caso delle lavoratrici ex iPost

“La pensione via Opzione donna per le lavoratrici ex iPost continua ad essere inaccessibile”, ha segnalato Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social. “Dal 31 maggio 2010 l’Ipost, con legge 122/2010, è stato soppresso e tutte le sue funzioni sono state trasferite all’Inps. Da quella data in poi, si sono pensionate anche scegliendo la misura dell’Opzione Donna, un certo numero di lavoratrici che, purtroppo, non sono riuscita a certificare numericamente. Quello che è certo, avendone avuto testimonianza direttamente dalla viva voce di un certo numero di ex dipendenti i-post iscritte al CODS, é che le pensioni OD, almeno dopo il ripristino dei requisiti ovvero dalla emanazione della delibere normative intervenute con la LdB 2016, sono state regolarmente conteggiate e liquidate mensilmente con normale continuità”, ha precisato Armiliato.

“In considerazione del fatto che la pensione non è un premio di fine carriera elargito ai lavoratori per gentile concessione dello Stato ma, piuttosto, ben sappiamo che si tratta di un diritto soggettivo acquisito a seguito di versamento di contributi mensili obbligatori che sono, per parte, anche a carico dei lavoratori stessi, questo diritto deve essere tutelato nei modi più appropriati; perciò l’impegno all’erogazione da parte dello Stato, a requisiti consolidati, non può venir meno poiché trattasi di bene tutelato costituzionalmente in base all’articolo 38, secondo comma, della Costituzione stessa.

Va da se che ogni deformazione di trattamento posta in essere da azioni e politiche non sempre rispondenti ai dettami costituzionali, debba essere sanzionata, proprio perché il trattamento pensionistico è semplicemente da considerarsi come retribuzione differita, esattamente alla stregua dello stipendio che viene percepito mensilmente durante l’attività lavorativa e deve garantire al pensionato i mezzi di sostentamento adeguati per poter vivere dignitosamente, nel rispetto dei propri diritti“, ha sottolineato l’amministratrice del CODS.

Armiliato ha chiarito:”Ora, le lavoratrici ex i-post che dopo 90 giorni dalla chiusura del proprio rapporto di lavoro, dimissionatesi proprio per poter accedere alla pensione, si vedono rispondere dall’ente preposto all’erogazione che tale attesa è da addebitarsi a, e cito solo le maggiormente “gettonate”, motivazioni: Revisione dei Processi, Attesa della Procedura, Aggiornamento Programmi. Queste giustificazioni di carattere gestionale, generano domande alle quali ognuno trova risposta solo immaginando che si sottenda a ben più gravi problematiche e, francamente, quelle segnalate dall’Inps sono piuttosto fragili e come tali inaccettabili, quando sono già trascorsi 90 giorni da che la legge che ne sancisce l’accesso, così come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di riferimento, è stata emanata”.

“Abbiamo chiesto sia alle organizzazioni sindacali, sia alla politica, qualcuna ha scritto privatamente anche al Presidente Conte affinché si ponga il problema sia all’ente di riferimento, ovvero all’Inps, sia al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che è direttamente coinvolto, di adoperarsi affinché la questione si possa dirimere in maniera immediata ed amichevole dopodiché, non ricevendo nessuna risposta, provvederemo a chiedere alla forze politiche di intervenire, via interrogazione parlamentare, affinché il Ministro Di Maio si pronunci sul tema. Se tutto ciò non fosse sufficiente, provvederemo ad inviare una lettera aperta al Presidente della Repubblica, ultima possibile bonaria azione, prima di intentare le vie legali avverso Inps e Ministero, tramite una Class Action delle lavoratrici, parte lesa, di questa assurda (vergognosa) vicenda dove, le vittime, sono ancora una volta le Donne”, ha puntualizzato l’amministratrice del CODS.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MyMagazine.news

Informazioni sull'autore

Scroll to Top