Pensioni anticipate: le ultime novità su Quota 100, Opzione donna ed esodati non salvaguardati

Le ultime novità sulle pensioni anticipate: Opzione donna e Quota 100. Le dichiarazioni di Durigon e Armiliato. Le precisazioni di Metassi sugli esodati.
Pensioni 2019: Quota 100 e rivalutazione, le ultime novità

Oggi, lunedì 11 marzo 2019, le Commissioni riunite Affari sociali e Lavoro della Camera saranno ancora impegnate con l’esame del decreto legge 28 gennaio 2019, n.4, recante disposizioni urgenti in materia di Reddito di cittadinanza e di pensioni. Il “Decretone” non sarebbe a rischio in caso di una crisi di Governo, dovuta al disaccordo tra le due anime della maggioranza.

“In questi giorni è stato pubblicato il primo bando per le imprese e a breve verranno resi noti i bandi per i navigator. Se ne sta ancora discutendo, ma ormai la macchina è partita, e state tranquilli che non ci sarà alcuna crisi di governo, andremo a fine legislatura. E se mai ci fosse crisi, il decreto con Quota 100 e il Reddito di cittadinanza non potrà affossare perché il Parlamento è sovrano” ha dichiarato il sottosegretario al Ministero del Lavoro Claudio Durigon, in un incontro sul welfare svoltosi a Torino.

Opzione donna: le decisioni sono già state già prese dal Governo?

Fa discutere il post di Durigon sulle pensioni anticipate in regime di Opzione donna: “Torino, esci da un bar ti ferma una signora, mi ringrazia molte volte sono andata in pensione con Opzione Donna. Possiamo già dire che nel bilancio prossimo rinnoveremo questa misura così anche le nate dell’anno 1961 potranno andare in pensione nel 2020″.

“Ma si rende conto il Sottosegretario Durigon che con queste dichiarazioni dove, di fatto, ci comunica che per quest’anno la storia di un provvedimento, nella fattispecie quello che riguarda l’Opzione Donna è definitivamente chiuso, mentre è ancora in atto il processo legislativo di conversione di un decreto alla Camera dei Deputati, dimostra la volontà di orientare o meglio, di imbavagliare ancora un volta il Parlamento? È inaccettabile dover ricordare che emendare, discutere e votare le proposte è vigenza di democrazia!”, ha sottolineato Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social.

È chiaro che, invece, con queste dichiarazioni, si sancisce la ‘fine dei giochi’: caro Sottosegretario, lei ha idea di che cosa significhi legiferare in una Repubblica parlamentare, ovvero, la nostra? Questo, significa questo: “La Repubblica parlamentare è una forma di governo, in cui la rappresentanza democratica della volontà popolare è affidata al Parlamento ed ai suoi membri” E dunque? sappiamo bene che poi la maggioranza ha buon gioco sulle scelte emendative e le conseguenti valutazioni ma, almeno, sia data la facoltà di porre le questioni nel merito ed in discussione, senza che ancor prima di incominciare qualcuno, come ha fatto lei (e non è la prima volta) abbia già chiuso l’argomento?”, ha puntualizzato Armiliato.

Esodati: salvaguardia o “soluzione”?

Secondo il Sole 24 ore con un riscatto a forfait di 2.620 euro per ogni anno di mancata contribuzione, fino ad un periodo massimo di otto annualità, poco più di 1.300 lavoratori esodati potranno accedere alla pensione anticipata con quota 100 o con Opzione Donna . Se le indiscrezioni fossero confermate, questa sarebbe l’idea maturata dal Governo per chiudere la questione degli esodati non salvaguardati.

“Non è da oggi che governi, sindacati e perfino alcuni comitati esodati, parlando dei 6.000 esodati rimasti imprigionati nelle falle (volute) della VIII salvaguardia, hanno sostituito il termine “salvaguardia” col più neutro e ambiguo “soluzione”. Ai più, l’uso di un termine piuttosto che l’altro potrà apparire cosa di poco conto ma l’uso sistematico di un sostantivo più che mai generico al posto di un altro dotato di un preciso significato giuridico deve far riflettere. Tanto più deve far riflettere ora che, dai ministeri preposti, l’adozione di un termine piuttosto che l’altro assume tutte le sembianze di una conditio sine qua non a prendere in considerazione una qualsivoglia decisione“, ha dichiarato Luigi Metassi, amministratore del Comitato “Esodati, Licenziati e Cessati” sul blog “Il volo della Fenice”.

“Se guardiamo alla sostanza: partiti da un contesto di diritto ben chiaro e definito, attraverso una continua banalizzazione dei termini, siamo approdati ad affermazioni dal significato assai generico, del tutto distanti dalla consapevolezza di un preciso diritto negato. Le “soluzioni” ad un problema possono essere molteplici; possono anche coagulare una eterogeneità di istanze, ancorché tra loro antitetiche. Quale “soluzione” si va cercando se l’oggetto del discutere è un diritto costituzionale da restituire nella sua interezza? C’è solo da fare ammenda e restituire interamente il dovuto.

La generica ricerca di soluzioni laddove invece le stesse appaiono addirittura palesi, non può che ingenerare il timore che gli obiettivi siano ben altri. Per altro verso, sarebbe davvero puerile pensare che l’uso della parola “salvaguardia” possa ingenerare una sorta di idiosincrasia di indirizzo politico, quasi a voler far credere che la scelta dei termini possa rivestire una qualche parte significativa nella contrapposizione tra schieramenti politici di opposto orientamento. Suvvia, proviamo ad essere seri; le sinapsi degli esodati svolgono ancora egregiamente la loro funzione e reclamano maggiore rispetto per l’intelletto dei cittadini. La conferma che sostituendo i termini si finisce in tutt’altra direzione da quella pura e semplice della sanatoria di un danno subito da una ben specifica platea di lavoratori giunge infatti puntualmente, nella giornata dell’8 marzo scorso, attraverso le colonne de Il Sole24Ore”, ha aggiunto Metassi.

“L’anticipazione del quotidiano potrà anche subire smentite e rimaneggiamenti nei giorni a venire ma è chiaro che si sta lavorando ad un provvedimento che non serve agli esodati, è iniquo nei loro confronti e non sarà nemmeno accessibile a gran parte di essi. A prescindere dalle amare considerazioni di ordine costituzionale sul danno che gli esodati continuerebbero in tal modo a subire, occorre rilevare come la soluzione prospettata risolverebbe invece alcune altre annose criticità che, con gli esodati, non hanno nulla a che vedere. Eventualità questa che concorrerebbe però a rendere plausibile la dimensione della platea annunciata, diversamente inspiegabile. Gli esodati sono 6.000 e non 1.300 ma è proprio perché di soluzione e non di salvaguardia si parla, diventa possibile che destinatario ultimo del beneficio possa essere chiunque sia in possesso di determinati requisiti pensionistici, a prescindere che sia un esodato o meno”, ha precisato l’ideatore del blog “Il volo della Fenice”.

L’obiettivo non sono necessariamente gli esodati

“Appurato che l’obiettivo di tale annunciato provvedimento non sono necessariamente gli esodati, l’interrogativo si traduce in: cui prodest? Non giova certo agli esodati che non hanno di che pagare le integrazioni contributive, ancorché addolcite da una comunque onerosa “pace contributiva”. Non certo alle donne esodate, che sono ben lontane dal monte contributivo necessario quanto dall’età per il pensionamento di vecchiaia e, per ragioni più o meno analoghe, neanche alle carriere discontinue più in generale. Non può giovare a chi, non avendo usufruito della Naspi, manco potrebbe accedere all’APE sociale (che tra l’altro è prorogata per un solo anno) e non giova a chi, esodato con 28, 29 o 30 anni di contributi, dovrebbe accendere un mutuo a vita per accedere all’APE volontaria. Per non parlare delle pesanti riduzioni economiche alle quali dovrebbero sottoporsi quelle donne che volessero o si trovassero costrette ad optare per Opzione Donna”, ha chiarito Metassi.

Altre sono le categorie che compongono la platea dei possibili beneficiari di tale obbrobrio legislativo: lavoratori vittime di indicibili leggerezze in fase di stesura degli accordi di ristrutturazione di ben specifiche aziende, che per questo motivo non potrebbero mai ottenere lo status di esodato. Lavoratori di altra azienda, usciti dal lavoro in età assai prematura con accordi individuali che ora credono di vedere in questa “soluzione” la possibilità di anticipare in qualche misura il pensionamento dimenticando forse che, dopo il 2025, i requisiti previsti dal regime Sacconi tendono ad eguagliare quello vigente. Situazioni arcinote, retaggio dell’incauto trascinare le criticità, anziché risolverle con gli opportuni strumenti, figlie delle passate legislature per le quali si è sempre cercata la soluzione a spese degli esodati e che ora sindacato e governo devono sentirsi in dovere di dirimere separando, una volta per tutte, le tematiche concordando e predisponendo opportune e specifiche soluzioni per ognuna di queste criticità”, ha precisato l’amministratore del Comitato “Esodati, Licenziati e Cessati”, per il quale:”I giochi sulla vita e sulla dignità degli esodati devono finire”.

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