Papa Francesco: “Oggi riappaiono nuove ideologie che sradicano la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni”

Papa Francesco: l'Angelus del 5 aprile 2020 la Domenica delle Palme

Oggi dalla Romania il Papa celebrerà il Regina Coeli di domenica 2 giugno 2019, trasmesso all’interno del programma Sua Immagine che dedicherà la puntata di oggi su Rai 1 al viaggio apostolico dal sapore ecumenico di papa Francesco in Romania, a venti anni da quello compiuto da San Giovanni Paolo II, rimasto nella memoria per il grido della folla: «Unità, unità». Le tappe prevedono Bucarest, il santuario di Sumuleu-Ciuc, le città di Iasi e Blaj, l’incontro con il Patriarca della Chiesa ortodossa di Romania, Daniel, e il Sinodo permanente. La Romania è un ponte tra diverse realtà sociali e civili, un ponte tra diverse confessioni nel profilo delle molte espressioni di riti che caratterizzano le comunità cristiane.

La Santa Messa ed il Regina Coeli di Papa Francesco dalla Romania!

In un momento storico in cui prevalgono forti divisioni e contrapposizioni nella società, cultura dell odio e individualismo, il significato di questo viaggio apostolico in Romania si rende evidente già dal motto che il Papa ha scelto per questo suo pellegrinaggio: «Camminare insieme». A parlarne in studio con Lorena Bianchetti, Fabio Zavattaro, giornalista e scrittore. Alle 11.30, la linea passerà alla Santa Messa, sempre in diretta su Rai1: la celebrazione eucaristica verrà trasmessa dalla Chiesa Madre di San Cataldo (CL). Alle 12 ci sarà il Regina Coeli in diretta dalla Romania.

La Divina Liturgia con beatificazione di sette vescovi martiri greco-cattolici e l’incontro con la comunità rom di Blaj. Sono questi gli eventi dell’ultima giornata di Papa Francesco in Romania. A vent’anni dalla visita di san Giovanni Paolo II, il Pontefice ha attraversato ampia parte del Paese, per raggiungere oggi Blaj, passando per Sibiu. Il Pontefice nell’omelia della celebrazione di rito greco-cattolico nel corso della quale ha beatificato sette vescovi martiri ha sottolineato come ci siano momenti della storia in cui “il peso dell’ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita e alla fede delle persone…Queste terre conoscono bene la sofferenza della gente” ha commentato il Papa ricordando che i regimi riducono o perfino cancellano ogni libertà. Il pontefice ha parlato anche delle “nuove ideologie”, le “colonizzazioni ideologiche” che disprezzano valori come la famiglia e la vita.

Omelia di Papa Francesco in Romania.

Ha così esordito il Pontefice nell’omelia odierna: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?. Questa domanda dei discepoli rivolta a Gesù scatena una serie di movimenti e di azioni che accompagneranno tutto il racconto evangelico, svelando e mettendo in evidenza quello che realmente acceca il cuore umano. Gesù, come i suoi discepoli, vede il cieco dalla nascita, è capace di riconoscerlo e di metterlo al centro. Dopo aver dichiarato che la sua cecità non era frutto del peccato, mescola la polvere della terra alla sua saliva e la spalma sugli occhi; poi gli ordina di lavarsi nella piscina di Siloe. Dopo essersi lavato, il cieco riacquista la vista. È interessante notare come il miracolo è narrato in appena due versetti, tutti gli altri portano l’attenzione non sul cieco guarito, ma sulle discussioni che suscita. Sembra che la sua vita e specialmente la sua guarigione diventi banale, aneddotica o elemento di discussione, come pure di irritazione e fastidio. Il cieco guarito viene prima interrogato dalla folla stupita, poi dai farisei; e questi interrogano anche i suoi genitori. Mettono in dubbio l’identità dell’uomo guarito; poi negano l’azione di Dio, prendendo come scusa che Dio non agisce di sabato; giungono persino a dubitare che quell’uomo fosse nato cieco.

Tutta la scena e le discussioni rivelano quanto risulti difficile comprendere le azioni e le priorità di Gesù, capace di porre al centro colui che stava alla periferia, specialmente quando si pensa che il primato è detenuto dal “sabato” e non dall’amore del Padre che cerca di salvare tutti gli uomini; il cieco doveva convivere non soltanto con la propria cecità ma anche con quella di chi gli stava attorno. Così sono le resistenze e le ostilità che sorgono nel cuore umano quando, al centro, invece delle persone, si mettono interessi particolari, etichette, teorie, astrazioni e ideologie, che, là dove passano, non fanno altro che accecare tutto e tutti. Invece la logica del Signore è diversa: lungi dal nascondersi nell’inazione o nell’astrazione ideologica, cerca la persona con il suo volto, con le sue ferite e la sua storia. Le va incontro e non si lascia raggirare da discorsi incapaci di dare la priorità e di mettere al centro ciò che realmente è importante.

Queste terre conoscono bene la sofferenza della gente quando il peso dell’ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita e alla fede delle persone; quando la capacità di decisione, la libertà e lo spazio per la creatività si vede ridotto e perfino cancellato. Fratelli e sorelle, voi avete sofferto i discorsi e le azioni basati sul discredito che arrivano fino all’espulsione e all’annientamento di chi non può difendersi e mettono a tacere le voci dissonanti. Pensiamo, in particolare, ai sette Vescovi greco-cattolici che ho avuto la gioia di proclamare Beati. Di fronte alla feroce oppressione del regime, essi dimostrarono una fede e un amore esemplari per il loro popolo. Con grande coraggio e fortezza interiore, accettarono di essere sottoposti alla dura carcerazione e ad ogni genere di maltrattamenti, pur di non rinnegare l’appartenenza alla loro amata Chiesa. Questi Pastori, martiri della fede, hanno recuperato e lasciato al popolo rumeno una preziosa eredità che possiamo sintetizzare in due parole: libertà e misericordia.

Pensando alla libertà, non posso non osservare che stiamo celebrando questa Divina Liturgia nel “Campo della libertà”. Questo luogo significativo richiama l’unità del vostro Popolo che si è realizzata nella diversità delle espressioni religiose: ciò costituisce un patrimonio spirituale che arricchisce e caratterizza la cultura e l’identità nazionale rumena. I nuovi Beati hanno sofferto e sacrificato la loro vita, opponendosi a un sistema ideologico illiberale e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana. In quel triste periodo, la vita della comunità cattolica era messa a dura prova dal regime dittatoriale e ateo: tutti i Vescovi, e molti fedeli, della Chiesa Greco-Cattolica e della Chiesa Cattolica di Rito Latino furono perseguitati e incarcerati.

L’altro aspetto dell’eredità spirituale dei nuovi Beati è la misericordia. Alla tenacia nel professare la fedeltà a Cristo, si accompagnava in essi una disposizione al martirio senza parole di odio verso i persecutori, nei confronti dei quali hanno dimostrato una sostanziale mitezza. È eloquente quanto ha dichiarato durante la prigionia il Vescovo Iuliu Hossu: «Dio ci ha mandato in queste tenebre della sofferenza per donare il perdono e pregare per la conversione di tutti». Queste parole sono il simbolo e la sintesi dell’atteggiamento con il quale questi Beati nel periodo della prova hanno sostenuto il loro popolo nel continuare a confessare la fede senza cedimenti e senza ritorsioni. Questo atteggiamento di misericordia nei confronti degli aguzzini è un messaggio profetico, perché si presenta oggi come un invito a tutti a vincere il rancore con la carità e il perdono, vivendo con coerenza e coraggio la fede cristiana.

Cari fratelli e sorelle, anche oggi riappaiono nuove ideologie che, in maniera sottile, cercano di imporsi e di sradicare la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose. Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere; e allora tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati, e induce le persone ad approfittare delle altre e a trattarle come meri oggetti. Sono voci che, seminando paura e divisione, cercano di cancellare e seppellire la più preziosa eredità che queste terre hanno visto nascere. Penso, in questa eredità, per esempio all’Editto di Torda del 1568, che sanzionava ogni sorta di radicalismo promovendo – uno dei primi casi in Europa – un atto di tolleranza religiosa.

Vorrei incoraggiarvi a portare la luce del Vangelo ai nostri contemporanei e a continuare a lottare, come questi Beati, contro queste nuove ideologie che sorgono. Tocca a noi adesso lottare, come è toccato a loro lottare in quei tempi. Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali. Fratelli e sorelle carissimi, vi accompagnino nel vostro cammino la materna protezione della Vergine Maria, Santa Madre di Dio, e l’intercessione dei nuovi Beati.

I ringraziamenti di Papa Francesco.

Alla fine della Liturgia il Papa ha fatto i suoi ringraziamenti: “Prima di concludere questa Divina Liturgia, desidero ancora una volta salutare voi qui presenti e quanti ho incontrato in questi giorni, ringraziando tutti per la cordiale accoglienza. Saluto con deferenza il Signor Presidente della Repubblica e le altre Autorità, esprimendo sincera riconoscenza per la fruttuosa collaborazione nella preparazione e nello svolgimento di questa mia visita. Sono grato a Sua Beatitudine, il Patriarca Daniel, al Santo Sinodo, al Clero e ai fedeli della Chiesa Ortodossa di Romania, che mi hanno accolto fraternamente! Il Signore benedica questa antica e illustre Chiesa e la sostenga nella sua missione.

Rivolgo un saluto carico di affetto e di riconoscenza a Sua Beatitudine il Cardinale Lucian Mureşan. Saluto i fedeli della Chiesa Cattolica, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli laici di Bucarest e di Iaşi, come pure i numerosi pellegrini di şumuleu Ciuc. Ringrazio il Signore che mi ha dato la possibilità di pregare con voi e di incoraggiare il vostro impegno di evangelizzazione e di testimonianza della carità. Qui a Blaj, terra di martirio, libertà e misericordia, rendo omaggio a voi, figli della Chiesa Greco-Cattolica, che da tre secoli testimoniate, con ardore apostolico, la vostra fede.La Vergine Maria estenda la sua materna protezione su tutti i cittadini della Romania, che nel corso della storia hanno sempre confidato nella sua intercessione. A Lei affido tutti voi e Le chiedo di guidarvi nel cammino della fede, per avanzare verso un futuro di autentico progresso e di pace e contribuire alla costruzione di una patria sempre più giusta, armonica e fraterna”.

Gli appuntamenti del pomeriggio di Papa Francesco.

Nel pomeriggio il Papa farà visita alla comunità rom di Blaj. Papa Bergoglio si recherà nel quartiere Barbu Lăutaru, il più antico quartiere della città transilvana. Il primo ottobre 2017, il cardinale Leonardo Sandri vi ha benedetto la prima pietra di una chiesa e di un centro pastorale. Il nuovo edificio di culto è stato consacrato il 19 maggio 2019 ed è dedicato a sant’Andrea Apostolo e al beato Ioan Suciu. Secondo l’ultimo censimento del 2011, a Blaj il 9% degli abitanti è rom.

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