Il 4 marzo 2018 si vota anche in Svizzera!

Domenica 4 marzo 2018, mentre in Italia sono in corso le elezioni del nuovo Parlamento, in Svizzera si tiene un referendum sull’abolizione del canone della radiotelevisione pubblica, la SSR (Società svizzera di radiotelevisione).

Il 4 marzo 2018 si vota anche in Svizzera!

Domenica 4 marzo 2018, mentre in Italia sono in corso le elezioni del nuovo Parlamento, in Svizzera si tiene un referendum sull’abolizione del canone della radiotelevisione pubblica, la SSR (Società svizzera di radiotelevisione). La SSR – corrispondente svizzera della RAI – è composta da quattro televisioni, cinque stazioni radio nazionali, trentaquattro locali e infine da un sito internet. Gode di alta considerazione come servizio pubblico di qualità e trasmette in tutte le lingue nazionali della Svizzera: anche per questo motivo il suo canone è il più alto in Europa 451 franchi, quasi quattrocento euro all’anno. Per vincere, il referendum dovrà raggiungere una doppia maggioranza, in numero di voti e numero di cantoni, un esito che stando agli ultimi sondaggi sembra alquanto difficile.

‘No Billag’, un referendum contro il canone televisivo.

Il referendum ha un nome: si chiama “No Billag”, dalla società incaricata di riscuotere il canone. Fu proposto nel 2015 da un’area politica soprattutto di destra, che accusavano la SSR di essere un apparato burocratico inefficiente ed elefantiaco, e di fare un’informazione troppo orientata verso il centrosinistra. La raccolta delle firme necessarie per poter organizzare il referendum fu promossa dai giovani liberali senza l’appoggio dei vertici del partito, e fu supportata anche dai giovani dell’UDC, la destra nazionalista. L’iniziativa ottenne un appoggio, crescente, fino a diventare una seria preoccupazione per i dirigenti dell’Ente televisivo..

Quasi certa la vittoria dei no, non senza paradossi…

Un sondaggio commissionato dalla stessa SSR, vede i no all’abolizione intorno al 65 %, mentre i sì si collocano al 33, con un 2 per cento di indecisi. In ogni caso, nelle ultime settimane, la campagna attorno al referendum si è animata non poco, e i no all’abolizione, appoggiati anche da governo e parlamento svizzero, sono aumentati. La vittoria del no sembra quindi quasi certa, anche se non dovunque: la Svizzera italiana sembra quella che più si oppone al pagamento del canone e dove il risultato del referendum sembra più incerto. Un dato paradossale, dal momento che il meccanismo federalista di distribuzione dei proventi del canone va a favore delle minoranze linguistiche!

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