Fabrizio Corona, non dovrà ritornare in carcere. Arrivata conferma dai giudici

Fabrizio Corona, non dovrà ritornare in carcere. Arrivata conferma dai giudici

Simone Luerti, giudice della Sorveglianza di Milano, ha respinto la richiesta di revoca dell’affidamento terapeutico concesso a Fabrizio Corona nei giorni scorsi, dunque, l’ex paparazzo non dovrà tornare in carcere. Ha comunicarlo il suo legale Ivano Chiesa, dove ha precisato che il suo assistito, Fabrizio Corona è stato solo formalmente ‘diffidato’ dal giudice ad attenersi alle prescrizioni che ha violato. Ovvero, quella di non utilizzare i social e di non condividere e diffondere video e immagini. Infatti, nei giorni scorsi, Fabrizio Corona, dopo essere uscito dal carcere, ha postato foto e video sui suoi profili social, violando cosi le condizioni delle prescrizioni concesse per l’affidamento. Per questo motivo il sostituto pg Antonio Lamanna, aveva richiesto che Corona ritornasse in carcere.

Il re dei paparazzi non dovrà ritornare in carcere per lui solo una diffida.

La “diffida”, ovvero una specie di ammonizione, che è stata dettata a Fabrizio Corona nell’ambito del suo percorso di affidamento terapeutico. Il giudice della Sorveglianza, Simone Luerti, ha intimato a Fabrizio Corona di rispettare la prescrizione “numero 10”, ossia quella non solo di non poter diffondere sue immagini sui social, ma soprattutto quello di non poter far nemmeno dare mandato ad altri di divulgare foto e video che riguardano l’ex paparazzo, in qualsiasi modo. Nel divieto imposto, tuttavia, viene chiarito che non possono essere diffuse in alcun modo immagini “relative” alla misura alternativa alla detenzione che sta scontando Fabrizio Corona. In merito a questo punto che i legali dell’ex agente fotografico potrebbero richiedere dei chiarimenti al giudice della Sorveglianza. Praticamente, Fabrizio Corona con le sue foto pubblicate tende spesso a pubblicizzare i prodotti della sua società.  Infatti, proprio in una foto postata sui social nei giorni scorsi, Fabrizio Corona,  indossa una felpa dove compare un nuovo marchio. E dunque, seguendo il ragionamento della difesa, non tutte le immagini dell’ex agente fotografico si riferiscono necessariamente all’affidamento terapeutico.

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